TG Fork, Dump ‘Em All, Parte 2

Ignorare o dumpare
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico.
Nel tuo blocco 2×3 mettiti comodo.
e compraci i caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei forkisti anonimi.
L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili.
AAA forkasi (forka sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And signing in the rain.

Dopo aver vandalizzato Dante e Shakespeare avevo la necessità di riequilibrare il mio Occidentali’s Karma e quindi ho deciso di rovinare anche il testo della canzone di Gabbani.
Ho rovinato dei capolavori (no non parlo di Gabbani quello l’ho fatto per mediare), ma l’ho fatto a fin di bene.
Volevo dimostrare che chiunque (anche me quindi) può prendere un capolavoro, modificarne una minima parte ed ottenere un risultato che appare intelligente.
I fork questo sono, una riedizione trash di Bitcoin con qualche parola cambiata nel testo.
Per questo i forkatori me li immagino tutti con la faccia di Leone Di Lernia. (Jeff Garzick finirà sicuramente per assomigliarci).

Discutendo su Facebook dei fork mi è capitato di trovare gente che avesse dubbi su cosa fare dei fork, ci si chiedeva se ignorare totalmente queste monete potesse essere la strategia migliore per rallentare e fermare il fenomeno.
In realtà io ritengo che la cosa migliore sia dumpare tutto. Credo che la quasi totalità di questi fork non sia nata per seguire un’idea ma solo per seguire il profitto, gli autori hanno aggiunto il premine in modo da poter guadagnare dal fork. Il modo migliore per ridurre i loro guadagni è quello di vendere tutto e fare abbassare il prezzo. Raramente capita di poter seguire un intento nobile, mettere i bastoni tra le ruote a questi forkisti anonimi, e di poterlo fare ottenendo anche dei profitti, quindi diamoci da fare.

Proseguirò la rassegna dei fork iniziata nella scorsa edizione per vedere le loro caratteristiche e le loro storie perché malgrado tutto è interessante.
Se volete solo avere informazioni su come dumpare potete fare riferimento alla nostra pagina apposita in cui è indicato l’exchange e il wallet SPV che gestisce il fork. Quella tabella è in continuo aggiornamento, man mano che troviamo wallet o exchange la aggiorniamo. Lo scopo, come già si capiva dal titolo di questa serie di articoli è dumparli tutti.

Bytheter

Intanto inizio col recuperare questo fork che mancava all’appello nella prima parte di questa serie di articoli.
(Se volete avere una prospettiva sempre aggiornata controllate la nostra pagina apposita, si tratta dell’elenco di fork più completo del web!)
Bytheter è un fork anomalo, loro lo chiamano “Cross-Fork” si tratta di un sistema in cui i bitcoin forkati non vivranno in una nuova blockchain ma diventano un token erc20 che gira sulla rete eth.
Hanno “forkato” al blocco 478558 che è lo stesso di Bitcoin Cash, quindi anche questo fork risale al primo agosto.
La loro roadmap prevede la creazione di un plug-in del browser per i pagamenti  e il lancio di una carta di debito associata al token.

Bitcoin X

Bitcoin X è il primo vero fork di questa edizione.
Le sue caratteristiche saranno:

  • Mining tramite DPOS
  • Zero knowledge proof
  • Smart contracts
  • Token management
  • Sharding
  • Cross chain updates (qualunque cosa voglia dire)

Il lancio avverrà il 15 gennaio e al lancio di tutto ciò non sarà disponibile nulla!
In compenso avranno un 5% di premine il che si concretizza in 10’500’000’000 BCX. Loro infatti hanno moltiplicato il numero di token per 10000. Non varranno nulla ma ne avremo tantissimi da dumpare.

La roadmap è incredibile, così incredibile che non ci credo.
Potrei dire che se la rispettano faccio come McAffè e me lo mangio in diretta TV, ma il rischio è che poi tutti i programmatori che leggeranno quest’articolo si offrano volontari per aiutarli. Senza miracoli però quella roadmap non verrà rispettata sicuramente.
Prevede le zeroprof nel primo quarto del 2018 (possibile), gli smart contracts nel terzo quarto (difficile), poi lo sharding a fine anno (impossibile), gli update cross chain a inizio 2019 (non so che siano) e infine il DPOS nel terzo quarto del 2019.
Lo sharding attualmente non viene implementato da nessuna moneta e quindi dubito che gli sviluppatori riusciranno a sviluppare una feature così complessa in così poco tempo partendo da zero.
Considerando che l’ultima feature che implementeranno sarà il cambio di mining loro saranno tra i pochi fork a utilizzare l’algoritmo di mining di Bitcoin, quindi si troveranno a dover condividere gli ASICs esistenti con BTC, BCH e Clashic, non credo però che in molti mineranno questa moneta, quindi non dovremmo vedere i cali di hash rate sulla rete di bitcoin che hanno caratterizzato le fasi iniziali di BCH.

OilBTC

OilBTC userà il POS per minare, la loro roadmap prevede il lancio della mainnet il 15 gennaio, l’aggiunta degli smartcontracts entro metà anno e le zeroprof entro la fine.
OilBTC avrà blocchi da due mega ma è un fork abbastanza anonimo, si tratta sempre di mischiare gli stessi ingredienti ma loro non ne hanno messi molti, l’unica cosa particolare sembra essere il fatto che vogliano implementare un meccanismo per redistribuire, come incentivo al mining, i token che non vengono movimentati da molto tempo, non si sa molto di ciò e la non è descritta tra le features ma c’è una risposta in merito tra le loro faq.

Bitcoin All

La caratteristica principale di Bitcoin All è quella di avere il peggior sito tra tutti i fork.
Il loro sito oltre ad essere graficamente indecente è anche solo in cinese, ma grazie ai nostri potenti mezzi (google traduttore) siamo riusciti ad interpretarne il contenuto.
Non è stato semplicissimo perché la tabella di comparazione è un’immagine che sembra è uscita direttamente da Excel, ma queste difficoltà non fermeranno le inchieste del tg fork (a volte quando scrivo queste minchiate mi metto a ridere da solo, sappiatelo):

Per quanto riguarderà le caratteristiche si tratta di uno dei pochi fork che tenterà di realizzare qualcosa di nuovo, introdurranno in fatti il mining tramite PoTX.
La Proof of Transacition dovrebbe essere simile alla prof of stake in cui però anziché possedere dei soldi sarà necessario movimentarli.
Personalmente ho forti dubbi su questo meccanismo perché le persone saranno tentate di spammare transazioni inutili sulla rete per partecipare al mining, forse è proprio per questo che sono andati in controtendenza ed hanno deciso di ridurre il blocco.
Oltre a ciò anche loro sembrano voler redistribuire i btc inattivi.

Bitcoin Pay

Anche su questo fork non c’è molto da dire, come tutti i precedenti non vi è alcun riferimento al codice sorgente, il livello di professionalità è tendente a zero, il sito fa schifo ma almeno è in inglese.
Vanno contro corrente e i btc li divideranno per 10 anziché moltiplicarli, avranno gli smart contracts, basta.
Per quanto riguarda il mining sono molto confusi, nella tabella riassuntiva si parla di mining tramite CPU, subito sotto compare scritto “Original Bitcoin POW Mining Model”, nell’overview troviamo scritto:

Ma da gente che non sa scontornare i loghi degli exchanges non ci si può aspettare che comprendano che Bitcoin si mina tramite ASICs e che CPU e GPU siano due cose diverse.

Bitcoin World

Ennesimo fork senza senso, hanno moltiplicato i coin per 10000, il blocco per 8 e introdurranno le zeroproof.
Pessima la scelta del motto:

One world, one coin

Dato che onecoin è stato uno degli scam più famosi legati al mondo delle crypto.

Bitcoin Stake

Loro basano tutto sul rompere il monopolio del mining tramite una tecnica ancora più centralizzante che è quella del POS, Proof Of Stake da cui prende il nome.
Originale e Geniale, no?
La proporzione sarà 1:100, il totale non sarà 2100 milioni ma 2021 milioni si cui 21 “predigestiti” che credo significhi preminati.
Nella roadmap dicono che l’8 ottobre 2018 aggiungeranno un “inteligent contract” che credo voglia dire che metteranno il supporto agli smart contracts, ma questi hanno un sito quasi decente, non potevamo pretendere che usassero anche le terminologia corretta.

Bitcoin King

Questo fork è un bel rebus, se guardiamo la lista delle “EATURES” vediamo che l’algoritmo di mining è lo stesso di Bitcoin, questo implica che sarà minata tramite asics almeno fino a fine maggio quando si passerà al nuovo algoritmo (POW+DPOS).

Per riuscire a creare dei blocchi la rete necessita quindi di almeno una delle seguenti cose:

  • Una correzione della difficoltà accumulata fatta una tantum al momento del fork
  • Un nuovo algoritmo per calcolare la difficoltà
  • Una grossa quantità di hash rate che mina la catena

King sembra non avere nessuna delle tre, ma sul loro sito è linkato un block explorer (lo trovate cliccando su “BROWESR”).
Quello che è anomalo osservando il block explorer è che sono stati prodotti dei blocchi, dieci per l’esattezza, ma tutti la mattina del due gennaio tra le 6 e 7.
Il dubbio è che il re sia morto che era ancora in fasce, nel caso non ci mancherà.
In fondo se non riesci a scrivere correttamente non dico i contenuti ma almeno il menù principale del tuo sito come puoi pretendere di mantenere in vita una blockchain?
Oltre a “features” e “browser” hanno sbagliato anche “wallets”, 3 nomi su 6, un 50% di tutto rispetto.

Anche per oggi questa edizione termina qui.
Al momento compaiono più fork di quelli che io riesco a raccontare ma uno dei miei obiettivi per il 2018 è quello di finire questa serie di articoli, quindi buon anno a tutti e a presto.

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